Esplosione di Castel D’Azzano: indagati i fratelli Ramponi. Si ipotizza il reato di strage.

Esplosione di Castel d’Azzano: indagati i fratelli Ramponi. Si ipotizza il reato di strage.

Ieri, 14 ottobre, l’esplosione di un casolare di Castel D’Azzano di proprietà dei fratelli Franco, Dino e Maria Luisa Ramponi ha causato la morte di tre carabinieri che stavano perquisendo l’edificio: il luogotenente Marco Piffari, il brigadiere capo qualifica scelta Valerio Daprà, e il carabiniere scelto Davide Bernardello, e ha ferito altri tredici militari. Secondo la procura, i fratelli Ramponi sono i responsabili dell’incidente.

Le dinamiche dell’accaduto

L’intervento dei carabinieri era stato disposto nell’abitazione dei fratelli Ramponi, agricoltori e allevatori in gravi difficoltà economiche, per eseguire una perquisizione in vista di uno sgombero.  Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’esplosione sarebbe stata provocata da una molotov accesa all’interno dell’abitazione, dove erano presenti almeno cinque o sei bombole del gas. I tre inquilini, in difficoltà economiche a causa di un mutuo ipotecario, avevano già minacciato in passato di far esplodere la casa, mentre la sorella, Maria Luisa, si sarebbe cosparsa di amuchina in quell’occasione. Durante l’esplosione di ieri, la donna, che avrebbe probabilmente acceso l’innesco, è rimasta gravemente ustionata e si trova al momento in coma farmacologico all’ospedale di Verona. I due fratelli, invece, sono stati arrestati, uno subito dopo l’esplosione, l’altro poche ore dopo nei campi circostanti.

L’indagine e le accuse

L’indagine condotta dal procuratore di Verona Raffaele Tito ha confermato l’ipotesi di omicidio volontario e premeditato e non esclude il reato di strage. Le dinamiche esatte verranno chiarite attraverso le immagini delle bodycam in dotazione ai militari.

Domani, 16 ottobre, è previsto l’interrogatorio di garanzia per i fratelli Franco e Dino Ramponi. Nella stessa giornata si svolgeranno anche le autopsie sulle tre vittime.

La situazione dei fratelli Ramponi

I tre fratelli Ramponi erano nati e cresciuti nel casolare di Castel D’Azzano, e avevano continuato a viverci anche dopo la morte dei genitori. I tre erano proprietari di alcuni terreni che erano però stati messi all’asta e venduti per pagare un mutuo ipotecario che aveva lasciato loro solo l’abitazione e un ultimo campo, in cui pascolavano una trentina di mucche che davano loro i mezzi di sussistenza. La perquisizione dell’immobile era stata indetta a seguito di alcune immagini ottenute tramite droni in cui si potevano osservare delle molotov poste sul tetto dell’abitazione.

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