Filippo Turetta accetta l’ergastolo e rinuncia all’appello: “sincero pentimento”

Filippo Turetta rinuncia all’appello contro l’ergastolo per l’omicidio di Giulia Cecchettin, parlando di un “sincero pentimento”.

Filippo Turetta, 23 anni, assassino reo confesso di Giulia Cecchettin, ha annunciato la rinuncia ai motivi di appello contro la condanna all’ergastolo inflitta lo scorso anno dalla Corte d’Assise di Venezia. La decisione è stata comunicata in una lettera depositata agli uffici giudiziari veneziani a un mese dall’inizio del processo di secondo grado, previsto per il 14 novembre nell’aula bunker di Mestre davanti alla Corte d’assise d’appello presieduta dal giudice Michele Medici.

Turetta era stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di Giulia Cecchettin, uccisa l’11 novembre 2023 con 75 coltellate. La procura di Venezia aveva presentato appello per il mancato riconoscimento dell’aggravante della crudeltà e dello stalking, in relazione agli atti persecutori e al controllo ossessivo esercitato sulla giovane, tra cui circa 300 messaggi giornalieri e oltre 225mila interazioni registrate sul cellulare della vittima.

La difesa, rappresentata dagli avvocati Giovanni Caruso e Monica Cornaviera, aveva chiesto l’esclusione dell’aggravante della premeditazione e il riconoscimento delle attenuanti generiche per la collaborazione prestata e il comportamento processuale. La rinuncia all’appello da parte di Turetta rende inammissibili i motivi di opposizione della difesa, anche se il processo potrebbe comunque proseguire se la procura confermerà il suo interesse all’impugnazione della sentenza di primo grado.

Nella lettera, Turetta parla di “sincero pentimento”. La rinuncia all’appello potrebbe aprire la strada a una richiesta di giustizia riparativa, un percorso che secondo le famiglie dovrebbe partire da autoconsapevolezza e scuse. Gino Cecchettin, padre di Giulia, aveva però sottolineato che tale percorso non è stato avviato e che è necessario prima il riconoscimento del danno causato.

L’avvocato Stefano Tigani, legale della famiglia Cecchettin, ha confermato l’esigenza di un corretto inquadramento giuridico del caso, comprensivo del riconoscimento delle aggravanti non accolte in primo grado.

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